L’efficacia Della mindfulness nella lotta al cancro

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LA MINDFULNESS IN ONCOLOGIA

Il tumore è una malattia che provoca disagio e sofferenza nel paziente e nella sua famiglia, colpendo
sia la dimensione fisica che quella emotiva. La Mindfulness, in accordo con la letteratura scientifica, è una pratica che può aiutarci ad affrontarlo con spirito di accettazione ed apertura. In questo articolo cercheremo di capire come.

IL TUMORE, UNA FIGURA ALLA VOLTA

Quale immagine avete visto per prima?  Il volto della giovane donna con lo sguardo dritto difronte a sé o il profilo del saxofonista impegnato a suonare?

Ognuno di noi è in grado di percepire una figura alla volta. Colei che decide quale sia l’immagine e quale lo sfondo è la persona stessa e il significato che dona a ciascuna figura, quale attira in maniera dominante il proprio interesse. Le due immagini dovrebbero essere facilmente interscambiabili nel tempo, permettendoci di ampliare la nostra percezione. E se questo non avviene?

La malattia oncologica spesso impedisce alla persona di ampliare la propria visione della realtà, rimanendo bloccata nella sola figura, il tumore. Io divengo il mio tumore che mi definisce e mi identifica, non esiste sfondo, non esiste altro. Questo è il motivo per cui il cancro è una delle malattie culturalmente più temute, perché è in grado di annientare tutte le risorse di una persona, impedendole di vedere lo sfondo, tutto ciò che rende felici (la famiglia, gli amici, gli hobby, …).

Quale significato attribuire allora al cancro?

Il termine cancer (granchio) richiama l’atteggiamento di questo animale che, con le sue chele, stringe la sua preda. Questo diviene un vero e proprio trauma, con effetti importanti sulla propria sfera fisica, sessuale, psicologica, affettiva, familiare, sociale, influendo sulla qualità di vita come una “ferita” a cui spesso non si riesce a fare fronte, scaturendo pensieri ed emozioni negative e incontrollabili.

Buddha descrive questa esperienza con un’immagine molto semplice, un uomo colpito da due frecce: la prima è l’evento fisico spiacevole, il tumore, la seconda arriva dopo ed ha un significato più mentale e meno tangibile, rappresenta il nostro modo di reagire, la nostra avversione, che finisce per amplificare il dolore scaturito dalla prima freccia facendoci perdere il senso di realtà. Cosa siamo ora? Forse, solo sofferenza.

Quali conseguenze possono accadere?

Il tumore cambia il modo di sentire, di pensare e di fare le cose, diviene un dolore a tutto tondo che interferisce sulla propria esistenza, fa crollare le proprie stabilità e apre le porte ad un mondo di fantasie e immagini negative e, spesso, catastrofiche. Le conseguenze possono essere tante a seconda della persona.

Ansia, preoccupazione, impotenza, paura del presente e del futuro, sensazione di presagi negativi, difficoltà nella memoria e nella concentrazione, insicurezza, irritabilità, tristezza, sensazione di vuoto, vulnerabilità, ruminazione mentale, isolamento sociale, distress, affaticamento, cambiamento nell’immagine di sé, perdita del desiderio sessuale, sudorazione, tachicardia, vertigini, insonnia.

Cosa fare?

In questo la Mindfulness ci viene in aiuto.

Secondo Jon Kabat-Zinn, uno dei principali esponenti di questo approccio, Mindfulness significa avere consapevolezza della propria esperienza momento per momento, in modo non-giudicante. Praticarla ci insegna ad accogliere il nostro vissuto presente, permettendoci di entrare in sintonia prima col nostro corpo e poi con le parti più profonde di noi. Cosa significa in termini pratici? Porre l’attenzione sugli aspetti meno “piacevoli” della nostra vita, quelli che ci provocano dolore, disagio, orientando a questo la nostra meditazione. Generalmente l’uomo tende a fuggire da tutto ciò che gli arreca sofferenza, questa pratica invece insegna ad entrarci dentro, trovando le vie giuste per contenerla e superarla.

In oncologia, la Mindfulness riduce in modo significativo lo stress[1], il dolore[2], la depressione[3], la fatigue[4], l’ansia[5], l’insonnia[6], portando ad un miglioramento del benessere e della qualità di vita, per diverse tipologie di cancro e in diversi stadi.

Ci consente di entrare in relazione con la malattia, ci aiuta a percepirla in modo diverso, nuovo, imparando a stare con le sensazioni negative, ci aiuta a ritrovare quel senso andato perduto. Si ha così la possibilità di esplorare sé stessi e indagare le proprie aree di sofferenza:

  • il corpo, offeso nel dolore e nel cambiamento fuori dal proprio controllo,
  • la mente, immersa nella confusione e nell’incertezza,
  • il tempo e la sua assenza, l’impossibilità di progettarsi,
  • le relazioni, gli affetti, la perdita di un ruolo, la paura dell’abbandono.

Come diceva Rita Charon:

Per colmare gli abissi, bisogna guardarci dentro

Così bisogna imparare ad accogliere sé stessi nella propria interezza con atteggiamento amorevole e non giudicante, a sentire le sensazioni negative e positive che il corpo e la mente ci comunicano, a trovare le esperienze dolorose e i nostri motivi di felicità e benessere, si impara a porre l’attenzione sull’immagine, consapevoli dello sfondo su cui essa dimora.

Ed ecco che vedo ora il volto della donna, ora il saxofonista.

dott.ssa Mariachiara Foresio


[1]Henderson VP, Massion AO, Clemow L, Hurley TG, Druker S, Hébert JR., 2013

 Kenne Sarenmalm E, Mårtensson LB, Andersson BA, Karlsson P, Bergh I, 2017

 Meghani SH, Peterson C, Kaiser DH, Rhodes J, Rao H, Chittams J, Chatterjee A, 2018

[2] Johannsen M, O’Connor M, O’Toole MS, Jensen AB, Højris I, Zachariae R, 2016

[3] Hofmann, S. G., Sawyer, A. T., Witt, A. A., & Oh, D., 2010

[4] Johns SA, Von Ah D, Brown LF, et al, 2016

 Johns SA, Brown LF, Beck-Coon K, Monahan PO, Tong Y, Kroenke K, 2015

[5] Victorson D, Hankin V, Burns J, et al, 2017; Jang S‐H, Kang S‐Y, Lee H‐J, Lee S‐Y, 2016

[6]Lengacher CA, Reich RR, Paterson CL, et al., 2015

 Garland SN, Rouleau CR, Campbell T, Samuels C, Carlson LE., 2015

 Andersen SR, Würtzen H, Steding-Jessen M, et al., 2013

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